La storia

Già il lungo viale che conduce all’ingresso dell’imponente club house dà l’idea dei vasti spazi del Golf Marco Simone. Un po’ defilata, tra il verde delle querce e dei pioppi, spunta la sagoma del castello di Marco Simone, residenza della stilista Laura Biagiotti; al centro della tenuta oltre 100 ettari di terreno ospitano i due campi di golf del circolo.

La zona residenziale si estende sulla parte collinare, ai margini dei percorsi, e comprende una serie di edifici che riprendono, alla pari della club house, le linee architettoniche dell’antico casale dell’agro romano.

Una storia d’amore tra Laura Biagiotti, il compianto marito Gianni Cigna e questo angolo di campagna romana. Amore e un pizzico di follia nel voler riportare agli antichi splendori un vecchio castello, un edificio del Medioevo, con una torre centrale che risale all’anno Mille, per farne la propria residenza e la sede dell’atelier.
Amore e determinazione nel voler salvare dalla speculazione selvaggia ettari di verde. Ed è proprio in difesa dell’ambiente che è stato creato il club. E così, verso la fine degli anni Ottanta prendono il via i lavori del campo di golf.

Nel settembre 1993 viene inaugurata la club house e il circolo si appresta ad ospitare, l’anno successivo, l’Open d’Italia, la più importante manifestazione golfistica italiana.

La club house, di quasi ottomila metri quadrati di superficie, è il fulcro del resort.
Alla grandiosità degli ambienti fa da contrappunto la semplicità degli arredi. Gli ampi saloni sono inondati dalla luce che filtra dalle ampie vetrate e le pareti, tinte di chiaro, contribuiscono a dare luminosità.

Dai saloni si accede agli altri ambienti interni, ospitati nelle “torri” dell’edificio. Nella prima si susseguono le sale per la conversazione e per il gioco, differenti per l’arredo ma tutte dall’aria austera, ora con eleganti poltrone e quadri alle pareti, ora con un grande camino, ora con una splendida buvette in legno; classica anche la sala gioco, dove troneggia un grande biliardo.

Al piano superiore si trova l’ampia sala convegni, mentre la seconda torre ospita la zona destinata alla ristorazione. Anche il bar e le sale ristorante, una per piano, offrono grandi volumetrie, che danno un senso di sfarzo, accentuato dai tendoni alle finestre e dalle pareti affrescate.
Dal bar e dai saloni si accede ad un ampia terrazza, che può ospitare fino a mille persone, con vista sul campo di gioco e sulla piscina.

La cura del particolare e la ricercatezza degli ambienti mostrano il “tocco” di Laura Biagiotti, che, se non ha voluto dire la sua sulla progettazione del campo, ha voluto intervenire nella scelta dei materiali e nella selezione degli arredi.

Discorso a parte meritano le 300 unità abitative del complesso “Le ville di Marco Simone”, la cittadella ai margini del campo di golf. Il villaggio è composto da costruzioni a schiera, tutte della medesima tipologia e dal colore uniforme, il rosa petalo. Dai giardini e dalle verande che danno respiro alle abitazioni, si scorgono il campo e le campagne all’intorno.
Parte del complesso è destinato a residence, il “Carpediem Roma Golf Club”, che dispone di servizi propri, dalla reception bar al centro fitness, con piscina e sauna.

Il percorso di campionato è il classico campo moderno, con green molto grandi e fairway abbastanza larghi. “Un campo che diventa difficile e tecnico quando il rough è alto. Per un dilettante è molto difficile raggiungere un par 5 in due colpi – sottolinea Gianluca Pietrobono – mentre un professionista ci riesce in almeno due occasioni.
I par 3 sono lunghi, vedi la 11 e la 17, 180 metri, anche per i professionisti. Ogni buca offre più battitori e quindi gratifica tutti; la diversa collocazione delle bandiere ne fa poi un percorso divertente per il dilettante o impegnativo per il professionista.
Bunker ed ostacoli d'acqua sono piazzati nei punti strategici del percorso e le numerose ondulazioni del terreno costringono a giocare quasi mai in piano”.

Spettacolare la buca 1, par 5 di 501 metri, dog-leg a destra, con un grande lago che costeggia tutto il lato destro del fairway e poi difende il green.
Le difficoltà alla buca 17, par 3 di 179 metri, sono ripagate dal panorama: dal tee, situato sulla parte più alta del percorso, si intravede la Capitale e la cupola della Basilica di san Pietro.

Il campo ha ospitato, nel 1994, la 51ª edizione dell’Open d’Italia, dove vinse l’argentino Eduardo Romero con –16 (272 colpi) sul neozelandese Greg Turner, vendicando la sconfitta patita da José Coceres proprio ad opera di Turner l’anno prima a Modena.

 

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